
Uno stupendo esempio di organizzazione spontanea, di voce che sale forte dal petto della società civile, gioioso ma determinato. Un esempio di partecipazione civile e democratica, non solo possibile ma necessaria e, soprattutto, umanamente ricchissima. Ci si è ritrovati, genitori, insegnanti, alunni, famiglie, al di là di appartenenze ideologiche e politiche, tutti d'accordo a difendere non solo nei principi ma anche nella pratica, uno di quei servizi che possono essere solo pubblici e di qualità.
Come la sanità, la scuola è un diritto non un'opportunità di business e tale deve restare, perché conquistato con la passione e con il sangue da una generazione durata oltre un secolo e che rappresenta un valore umano, affettivo, prima ancora che sociale o politico.
La scuola deve essere efficacie non efficiente. Un dirigente scolastico non deve gestire costi e ricavi ma ricchezza e povertà, non ha in mano risorse umane o capitali ma uomini e donne del futuro; non ha in mano persone qualunque ma i nostri figli. Per questo la riforma della scuola non la decreta nessun Ministro ma solo e soltanto noi: genitori, insegnanti e figli.
Giù le mani dalla scuola.

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