sabato 18 ottobre 2008

La giornata dei 300 mila

Scrivo solo ora della manifestazione del 17 ottobre, perchè ho voluto prima rendermi conti di quello che fosse successo veramente, ragionarci a mente fredda e non sull'oda dell'entusiasmo che nemmeno la pioggia torrenziale di Roma ha potuto smorzare.
"Piove. Governo Ladro" che sia di mazziniana memoria o di gramsciano auspicio a noi va bene comunque così e come a noi a 300.000 persone, pare.
al di la del colore degli slogan e delle sacrosante ragioni che hanno preso forma in un corteo che speriamo cresca il 30 ottobre la prima cosa sulla quale riflettere è, o dorebbe essere una banalità.
"L'unione fa la forza!. " La manifestazione era organizzata dai COBAS ma a sguazzare tra le pozzanghere c'era anche quel popolo sempre più numeroso che va auto organizzandosi in maniera autonoma al di la delle sigle e delle appartenze politiche. Perchè la scuola è di tutti, ne di destra ne di sinistra e deve restare pubblica. Almeno questo concetto non sembra ancora del tutto rimosso dall'immaginario di questo paese. Un effetto "grillo" che attraverso internet si va strutturando sempre di più. E anche Beppe, finalmente se ne è accorto così come i media tradizionali.
Ed intanto la protesta si allarga alle università.
Ma motlo meglio di me raccconta la giornata di ieri Michele Corsi di Rete Scuole e uno che di scuola ne capisce.



La giornata di oggi ha segnato l'inizio vero di un movimento
nazionale contro i tagli alla scuola pubblica che sino ad ora si era
manifestato con forza, indignazione, entusiasmo, ma, diciamo così, in
ordine sparso. [...]

Le scuole hanno "usato" uno sciopero generale proclamato dai
sindacati di base come canale per esprimere la propria rabbia, dato
che sino ad ora le confederazioni sindacali maggioritarie non
l'avevano offerto. Era una scommessa difficile. Nelle scuole del
milanese Cgil, Cisl e Uil sono molto radicate, tengono moltissime
assemblee, e dopo la proclamazione da parte loro dello sciopero del
30 in tanti si sono domandati se non era meglio lasciar perdere e
aspettare ancora una decina di giorni. Oggi abbiamo visto che una marea di gente ha risolto il dilemma in maniera molto semplice: ha scelto di farne due di scioperi. Non si contano le scuole che hanno deciso di perdere due giornate di lavoro.

[...]
Questo sciopero ha indebolito la futura partecipazione a quello del 30? Assolutamente no. Lo sciopero del 30 avrà una partecipazione
travolgente. Non si contano le scuole che chiuderanno quel giorno.
Come popolo della scuola dobbiamo avere però lo stesso atteggiamento
libero che abbiamo espresso il 17. Così come oggi siamo riusciti a
imporre la scuola a tutti i media, e a nessuno potrebbe venire in
mente di definire quello di oggi "lo sciopero dei cobas", lo stesso
si deve fare con lo sciopero del 30, perché non venga data una delega
in bianco a chi ha scritto una piattaforma francamente inaccettabile
dove sostanzialmente si chiede di negoziare la distribuzione dei
tagli. Oggi quel che vuole la gente è venuto fuori in maniera assai
chiara: nessun taglio alla scuola pubblica, il che significa per
essere più precisi che l'art.64 della legge 133 deve essere abrogato,
così come il 137 che è ora in discussione in Parlamento: tutti i
tagli devono essere ritirati. Il movimento dovrà dunque trovare le forme per usare la scadenza del 30 per imporre la propria piattaforma, che è semplice e radicale: nessun taglio alla scuola pubblica.

Vorrei anche dire di un'emozione particolare che abbiamo vissuto
nella giornata di oggi. Ad un certo punto la testa del corteo degli
studenti ha incontrato la coda di quella degli insegnanti per fondere
le due manifestazioni. Per chi è fuori dalla scuola forse appare
naturale che gli studenti e i prof stiano nella stessa
manifestazione. Però non è così proprio per niente. Nella scuola
spesso questi due soggetti sono quotidianamente contrapposti. Per
tante ragioni, e tra queste alcune hanno a che fare con le difficoltà
di noi docenti di trovare la misura e le modalità di comunicazione
con questa generazione. Ad un certo punto quando mancavano cento
metri di distanza tra noi, poliziotti e carabinieri sono corsi ai
lati e s'è aperto uno spazio vuoto, subito riempito dall'incontro.
Gli studenti che ci salutavano ("salve prof!", "bella prof!") avevano
un'allegria particolare negli occhi, forse la consapevolezza di una
possibilità non solo di salvare la scuola dai tagli, ma anche di
cambiare una scuola che ha tanti problemi, che certo non interessano
la Gelmini, e che per risolvere i quali si dovrebbe intraprendere la
direzione opposta a quella imboccata dalla Gelmini.

Michele Corsi
Ecco dunuqe. una manifestazione che va al di la della politica e delle sue scadenze, dell'approvazione o meno di un decreto, ma è un'altroanello di quella catena di partecipazione spontanea e civile. L'inizio di una Rivoluzione Colorata in occidente, Una rivoluzione Bianca come le notti che vanno proliferando in tutte le scuole d'Italia, come i grembiulini che stanno tanto a cuore al Ministro Gelmini.

Tra i testi scolastici inizierei a reclamare a gran voce quelli di Gene Sharp

«L'azione non violenta è una tecnica per condurre conflitti, al pari della guerra, del governo parlamentare, della guerriglia. Questa tecnica usa metodi psicologici, sociali, economici e politici. Essa, è stata usata per obiettivi vari, sia "buoni" che "cattivi"; sia per provocare il cambiamento dei governi sia per supportare i governi in carica contro attacchi esterni. Il suo utilizzo è unicamente responsabilità e prerogativa delle persone che decidono di utilizzarlo» [7].
Intanto ecco un po di foto ma se ne trovano sparse su tutti i siti e quotidiani on line:



Trovi altre fotografie come questa su No al Maestro Unico


Qui invece un servizio riepilogativo sul come siamo arrivati in tanti alla data del 17. Prove tecniche di produzione per Non rubateci il futuro TV

Lo speacker non è proprio professionale ma non avevo il tempo di rifare l'audio.

ciao a tutti


video

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